
Il Convitto Leopardi piange Mario Croce: addio allo storico Rettore che è stato anima e voce della nostra comunità
- Data11 Agosto 2026
- CategoriesNotizie Convitto,Notizie Primaria,Notizie Secondaria I grado
Certe persone non si limitano a guidare un’istituzione: finiscono per coincidere con essa, incarnandone lo spirito, le mura e il battito.Il Convitto Nazionale “Giacomo Leopardi” di Macerata piange la scomparsa diMario Croce, venuto a mancare nelle prime ore del 9 agosto all’età di 79 anni. Con lui se ne va un pezzo fondamentale della nostra storia, un uomo che ha consacrato l’intera esistenza al Convitto, vissuto da ragazzo, da educatore, da Vice Rettore e, dal 1991 al 2007, da indimenticato Rettore.
Nato a Monteprandone nel 1947 ma abruzzese di Caramanico Terme, la vita di Mario Croce si è intrecciata fin dagli anni ’50 con le aule del Leopardi: prima brillante studente convittore, poi valente istitutore dal 1966 e Vice Rettore, fino a ereditare la guida della scuola dal 1991 al 2007. Un percorso d’altri tempi, coronato anche dalla prestigiosa reggenza del Convitto “Tulliano” di Arpino e dall’impegno attivo nelle commissioni ministeriali per la riforma dei Convitti Nazionali.
Ma ridurre Mario Croce al solo ruolo amministrativo sarebbe riduttivo. È statoun intellettuale poliedrico e fuori dagli schemi: avvocato brillante, pittore e artista, grafico, cultore di teatro, musica, narrativa e storia, scrittore. Aveva anche fatto parte negli anni Novanta del Comitato d’Onore delCertamen Ciceronianum Arpinas,celebre competizione internazionale sulla lingua latina,insieme all’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e all’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Sotto la sua guida, il “Leopardi” ha respirato a pieni polmoni, trasformandosi in un college d’eccellenza aperto al territorio. A lui si deve, tra le sue intuizioni più geniali, la rinascita nel 1995 dello splendido teatrino interno alla sede storica, risalente al 1905 – rimasto per decenni in abbandono e restituito al Convitto e alla città per ospitare non solo eventi scolastici ma anche artisti del calibro di Katia Ricciarelli, Massimo Ranieri e Henning Brockhaus – e l’intuizione pionieristica di portare nel cuore del Convitto l’AIDAI Marche, collaborando assiduamente con il gruppo di ricerca di Cesare Cornoldi e ponendo la scuola all’avanguardia nell’inclusione didattica di discenti con disturbi di attenzione e iperattività.
Si fa portavoce del cordoglio e della commozione di tutta la grande comunità del Convitto Leopardi la Rettrice e Dirigente Scolastica, prof.ssa Alessandra Gattari:
“La scomparsa di Mario Croce lascia un vuoto incolmabile. È stato una colonna portante della nostra istituzione, un uomo che ha saputo coniugare il rigore educativo con una straordinaria sensibilità umana. La sua partecipazione in questo anno scolastico al progetto ‘Un Convitto di memorie’, dedicato proprio alla ricostruzione dell’identità della nostra scuola a 10 anni dal sisma, testimonia un amore viscerale per il Convitto che non si è mai spento. La scuola tutta perde una guida illuminata e un esempio di dedizione che resterà per sempre parte della nostra identità”.
Un legame profondo, fatto anche di memoria condivisa e collaborazione sul campo, come racconta la Vice Rettrice, prof.ssa Moira Marconi:
“Ho avuto il privilegio di conoscere il Rettore Croce e di toccare con mano quella capacità dirigenziale e quella ‘voce tonante’ che non serviva solo a imporsi, ma a trasmettere passione e responsabilità. Era un uomo di cultura immensa, capace di dialogare con chiunque, dai grandi artisti agli studenti. Per me e per tanti colleghi, Mario Croce non è stato solo un superiore, ma un punto di riferimento professionale. Ci mancherà la sua lungimiranza, ma soprattutto ci mancherà il suo spirito, che continuerà a guidare il nostro impegno quotidiano”.
Generazioni di convittori, semiconvittori, educatori, docenti e personale lo ricordano oggi con enorme stima, affetto e con quel sorriso venato di nostalgia per il suo mix unico: rigore ferreo e goliardia, la severità di chi pretende il massimo perché crede nelle potenzialità dei giovani, unita all’affetto protettivo di un padre. Amava organizzare quei leggendari viaggi di istruzione all’estero per i ragazzi della secondaria di I grado arrivati in terza, come premio – diceva lui – al termine di un percorso di crescita, e amava definire il Convitto non un semplice sistema, ma“un mondo della vita”.
Anche dopo la pensione, e nonostante le ferite lasciate dal sisma del 2016 sulla amata sede storica, il suo cuore non si era mai allontanato da Piazza Marconi. Proprio negli ultimi mesi era tornato a collaborare attivamente con la scuola partecipando al progetto vincitore del primo premio nazionale di Public History, chiudendo il cerchio di una vita spesa per la scuola.
“Uno dei nostri”. Così amava definirsi, con quell’orgoglio e quella fierezza che non l’hanno mai abbandonato.
Oggi il Convitto si stringe attorno ai suoi cari per l’ultimo, commosso saluto.
Caro Rettore, hai insegnato a tutti qualcosa di importante e sei stato un modello di correttezza, lungimiranza, attaccamento alla scuola e autenticità: per questo vogliamo ringraziarti dal profondo del cuore. La tua voce e il tuo governo saggio risuoneranno sempre tra di noi, custoditi nella memoria viva del nostro Convitto.
Rassegna Stampa
La notizia della scomparsa del professor Mario Croce e il ricordo del nostro Convitto nelle testate locali:
